Il ministro della pubblica istruzione, Davide Faraone, ha ribaltato la direttiva del 15 marzo 2007 con la quale il Miur aveva vietato categoricamente l’uso del cellulare e dello smartphone in classe. La decisione era nata certamente a seguito del fatto che i dispositivi portatili rappresentano una distrazione. Inoltre, con la possibilità di scattare foto e girare video senza chiedere alcun permesso, si configura il reato di violazione della privacy, per non parlare del fenomeno del cyberbullismo salito agli onori della cronaca e di cui i cellulari sono un mezzo. Tutto considerato il ministro Faraone ha ritenuto che i dispositivi portatili possono tornare in classe. Vediamo quali sono le nuove regole da rispettare.

 

1) Il cellulare come strumento didattico
Il ministro ha sottolineato come il cellulare, lo smartphone e il tablet possono essere utilizzati a fini didattici in maniera molto proficua. Il governo ha già stanziato un miliardo di euro per un progetto nazionale rivolto alle scuole da telematizzare e mettere in comunicazione, cablandole e dotandole di una connessione super veloce.
Già in alcune scuole e su iniziativa di alcuni professori questi dispositivi sono usati per ricerche estemporanee e questo porta un grande contributo alla conoscenza e all’allargamento del bagaglio culturale degli alunni.

 

2) Il professore deve vigilare
L’uso del cellulare in classe non deve spaventare gli insegnanti, che diventeranno il punto di riferimento a cui rivolgersi per l’uso consapevole del cellulare. Lo stesso non deve essere utilizzato per inviare messaggi, guardare video, giocare online e cose del genere che distraggano dalla lezione. Un uso ludico insomma non è contemplato, ma è permesso che si integri in modo progressivo come mezzo per l’istruzione moderna per ogni materia.

 

3) Il divieto era obsoleto
La decisione presa dal ministro Faraone ha soppiantato quella del suo predecessore Giuseppe Fioroni che aveva in qualche modo demonizzato il cellulare in classe. L’attuale ministro invece lo vede come una risorsa e vietarlo era ormai anacronistico e anche controproducente. I ragazzi devono imparare a relazionarsi anche con questi dispositivi a livello scolastico e utilizzarli al meglio. Si prevede che proprio i cellulari e i tablet, e non più il pc, sostituiranno i libri cartacei, le penne e il foglio con cui scrivere, telematizzando tutti i processi di apprendimento e di studio.

 

4) Affrontare il cyberbullismo
Il divieto secondo il ministro porterebbe a un aumento del fenomeno del cyber bullismo, mentre cadendo questo “tabù” si può entrare maggiormente a contatto con questo tipo di realtà e avviare l’educazione dei ragazzi in tal senso.

 

5) La scelta libera
La caduta del divieto di usare il cellulare in classe sarà fatta in completa autonomia. Tutti i professori potranno decidere o meno di far usare i dispositivi portatili ai ragazzi. Quei professori che hanno intenzione di utilizzarli sapranno che sarà loro permesso, al contrario non saranno costretti a usarli se non lo ritengono opportuno.

 

6) Non sarà una situazione fuori controllo
Secondo l’espressione del sottosegretario alla Pubblica Istruzione “non sarà il far west” con l’introduzione l’uso del cellulare in classe. Alcuni infatti temono che la situazione potrebbe diventare ingestibile e difficile per i professori, ma si attendono alcune precisazioni in merito da parte del ministero. La notizia infatti è recente e alcuni aspetti vanno ancora chiariti, perché tale introduzione sia quanto mai prodiga di aspetti positivi per la scuola.